domenica 28 febbraio 2010

Il Castello di Mesocco

Testo tratto da "Castelli del Ticino e del Grigioni italiano"
di Werner Meyer,Edizioni Silva, Zurigo, 1982



Il solco profondo che costituisce la Valle Mesolcina è suddiviso in diverse zone le quali, pur differenziandosi per il paesaggio, il clima e la densità della popolazione, forma un'unità omogenea dal punto di vista storico. Le rocche medievali sono concentrate nella parte inferiore della valle, nei dintorni di Roveredo; il complesso più significativo sul piano storico si erge invece presso Mesocco a nord della vallata. Le rovine del Castello di Mesocco sorgono sulla sommità di un'imponente altura rocciosa che s'innalza scoscesa dal fondovalle, costringendo la Moesa a compiere una larga ansa in una angusta gola impraticabile, che solo ad occidente lascia libero uno stretto passaggio. In questo punto passava l'antica strada che collegava il valico del S.Bernardino a Bellinzona e alla Lombardia. Purtroppo la costruzione della nuova autostrada incuneata nella strettoia di Mesocco ha compromesso irrimediabilmente il fascino selvaggio del paesaggio. L'unico vantaggio conseguito è che, prima della costruzione dell'arteria, si è avuta la possibilità di effettuare scavi archeologici ai piedi della collina, nella parte occidentale. Nel corso degli scavi sono state portate alla luce le rovine di un vasto abitato preistorico e soprattutto i resti di una fortificazione ben agguerrita. A quanto pare anche nell'epoca che precedette la conquista romana si erano intraviste le possibilità di difesa offerte dalla posizione favorevole della zona presso Mesocco e si era provveduto a sfruttarle con la costruzione di una potente piazzaforte. Alcuni reperti archeologici risalenti all'epoca preistorica, rinvenuti sulla sommità dell'altura del castello, dimostrano che sul terreno occupato più tardi dalla rocca medievale si ergeva fin da tempi remoti un abitato preistorico, munito con tutta probabilità di opere difensive.


Il Castello di Mesocco è protetto su tre lati da ripidi pareti rocciose. Solo a nord-est, dal lato della valle rivolto a monte, il pendio scende più dolcemente. Proprio in questo punto è stato possibile costruire la strada di accesso proteggendola con opere difensive più agguerrite. Se si sale al castello dalla parte nord percorrendo l'antica strada d'accesso si arriva dapprima alla chiesa di S.Maria del Castello e ci si trova già sul terreno del castello, un tempo circondato da un muro fortificato. Allo scadere del XV secolo, nel corso cioè delle ultime opere di potenziamento della rocca, anche la collina più bassa a nord-est del castello con la chiesa di S. Maria venne inserita nel complesso fortificato con la costruzione di un imponente muro di cinta.


Gli sviluppi registrati dall'artiglieria di assedio nel XV secolo resero necessaria la costruzione di opere di difesa sulla collina adiacente, lontana appena 100 metri, dalla quale si potevano colpire a colpi di mortaio gli eventuali assalitori della rocca. Attualmente rimangono ancora pochi ruderi di queste opere fortificate esterne. Dalla chiesa di S.Maria del Castello la vecchia strada sale fino alla rocca principale che occupa tutta la spianata del colle roccioso.


Le impressionanti rovine sono formate principalmente dai ruderi delle opere di difesa erette negli ultimi decenni del XV secolo, ossia nell'ultimo periodo di vita del castello. Tra queste si riconoscono pure numerosi ruderi risalenti ad epoche precedenti cosicché dall'aspetto attuale del castello traspare tutta la sua movimentata storia che ha le sue radici nel primo Medioevo. La rocca principale è serrata da un poderoso muro di cinta che si snoda in modo irregolare. Diverse torri di varia fattura permettevano di tenere lateralmente sotto il tiro delle armi da fuoco il muro di cinta. Nel loro aspetto attuale queste torri sono state erette allo scadere del XV secolo al pari di considerevoli parti dello stesso muro di cinta. All'interno del muro si trovano di tanto in tanto degli angusti locali a volta, dotati di feritoie, per armi di piccolo calibro. Particolarmente ben conservato è il portone del castello nella parte di sud­ovest del muro di cinta. Un ponte levatoio, sostituito attualmente da una costruzione fissa, conduceva a un torrione d'entrata munito di feritoie superando il fossato scavato nella roccia. All'interno della torre l'accesso girava ad angolo retto a sinistra e, prima di raggiungere il cortile interno, si doveva valicare un secondo portone. In passato il muro di cinta e le torri che lo affiancavano terminavano con una corona aggettante di merli sostenuta da mensole dei quali sono rimasti alcuni ruderi.


All'interno il cortile di forma irregolare balza agli occhi per la sua vastità. Nel Medioevo tuttavia gran parte della superficie attualmente libera era occupata da costruzioni come viene attestato da numerosi resti di fondamenta. In base ad alcuni documenti del XV secolo si è potuto identificare una parte di queste costruzioni. A sinistra del portone si trovava un'officina di fabbro mentre l'ala allungata che s'impiantava sul lato orientale del muro di cinta, a destra dell'entrata, ospitava probabilmente la scuderia. Una costruzione quadrata, di cui attualmente si notano solo alcune tracce delle fondamenta si trovava nel settore di sud-ovest del cortile ed era adibita con tutta probabilità a bagno. Il complesso degli edifici che confinava a nord-est col muro di cinta ospitava un caseificio, una fonderia e altre officine. Una cisterna scavata nella roccia si è conservata pressoché intatta fino ai nostri giorni. Lungo il tratto di mura di nord-ovest si trovavano altri opifici. In prossimità della chiesa di S.Carpoforo si ergeva una costruzione a più piani dove probabilmente risiedeva il canonico del castello. Al pianoterra si trovava un panificio come viene testimoniato dai resti di un grande forno. La summenzionata chiesa di S.Carpoforo si trovava al centro di un terreno consacrato di estensione sconosciuta posto all'interno del castello, del quale faceva parte anche un cimitero con alcune pietre tombali. La chiesa con la sua abside rotonda all'interno e rettangolare all'esterno e il campanile isolato di forma slanciata risalgono all'XI secolo.


Gli affreschi, di cui oggi rimane solo qualche traccia di colore, mentre alcuni decenni fa erano ancora ben visibili, risalgono, sembra, al XV secolo. Le rovine attuali della chiesa poggiano sulle fondamenta di un'altra cappella del primo Medioevo, costruita nel VI o nel VII secolo della quale nel corso di opere di scavo sono state portate alla luce alcune tracce di fondamenta. All'interno della vasta superficie occupata dai diversi edifici si trovava un muro quadrato che racchiudeva la rocca centrale, formata da diverse costruzioni. La parte più antica era rappresentata da un'imponente torre costruita con pietre squadrate e disposte accuratamente a strati. All'inizio dello scorso secolo la torre era ancora in piedi ed è crollata più tardi. Attualmente resta ancora uno spuntone di muro. L'accesso sopraelevato che si nota ancora nella parte inferiore della torre era raggiungibile con una scala esterna di pietra. Dal mastio si dipartiva un muro di cinta di forma quadrata. Sul lato nord si trovava una porta che immetteva in un cortile interno lastricato dove si trovava una cisterna. All'interno della rocca centrale si ergono le rovine dell'ala destinata alle abitazioni, formata da più edifici costruiti in diverse fasi. I più antichi, risalenti al XIII e al XIV secolo, si trovano nella parte rivolta a sud-ovest. Oltre ai locali abitati si notano ancora le canne fumane, una cucina col focolare, un forno attiguo ad una dispensa e inoltre un gabinetto con due nicchie per sedersi e i resti di una scala esterna. Un grande edificio, come si può vedere anche dalle rovine attuali, è stato costruito verso il 1400 nella parte di nord-ovest del castello centrale. Il palazzo aveva tre piani con ampie sale e camini e le pareti ornate di affreschi. Alcuni resti delle pitture si possono ammirare al pianterreno e risalgono agli inizi del XV secolo.


Le rovine del Castello di Mesocco sono state riportate alla luce e restaurate nel 1925/26. Purtroppo in quell'occasione non è stata attuata un'accurata analisi archeologica e pertanto rimangono numerose incertezze sullo sviluppo architettonico del castello. La sua storia si può riassumere a grandi tratti come segue: sul luogo di un nucleo abitato preistorico, protetto da difese naturali, venne eretto nel primo Medioevo o al più tardi nel VII secolo un castello­chiesa con un terreno consacrato, dove si trovava la chiesa di S.Carpoforo e un cimitero, e con una parte fortificata, racchiusa da un muro, dove, in caso di guerra, trovava rifugio la popolazione. Allo scadere del millennio il complesso divenne un vero e proprio castello abitato permanentemente da una famiglia nobile sconosciuta. Nell'XI secolo la chiesetta di S.Carpoforo venne sostituita da un altro edificio sacro con campanile isolato. Nel XII secolo venne costruito l'imponente mastio che conferì al castello un aspetto maestoso. Durante il XIII e il XIV secolo il castello fu al centro di un'intensa attività edilizia. Ancora nel XIII secolo venne costruito un muro di cinta più possente sormontato da merli e all'interno del castello, nella rocca, si costruì il primo palazzo.


La costruzione di altri edifici con le diverse officine limitò sempre più la superficie del cortile destinata ad ospitare la popolazione in fuga finché l'intero castello rimase esclusiva dimora dei signori mentre la popolazione venne accolta solo in casi eccezionali. Si ha notizia che verso il 1400 furono attuate notevoli opere di ampliamento. In quell'epoca venne costruito il grande palazzo nell'angolo di nord-ovest della rocca e la cerchia di mura esterna venne rafforzata con torri affiancate e merli a coda di rondine. Le ultime opere di una certa entità vennero attuate alla fine del XV secolo e caratterizzano l'aspetto attuale del castello. Dopo il 1480 vennero innalzate le mura di cinta con torri per i pezzi di artiglieria. Con la costruzione di un altro muro si racchiuse il terreno a nord-est del pianoro. Le nuove opere edilizie vennero adattate alle innovazioni subentrate nel campo dell'artiglieria. Verso il 1500 inoltre il Castello di Mesocco era difeso da un considerevole equipaggiamento militare costituito da mortai, altre bocche da fuoco di media e breve gettata, un cospicuo numero di armi da fuoco e quattro bombarde, ossia pezzi di artiglieria di grosso calibro impiegati nelle operazioni di assedio. Nel XV secolo la rocca di Mesocco era pressoché inespugnabile e, stando alle parole di un esperto militare milanese, il castello poteva essere conquistato solo "con la fame e il tradimento".


Le attuali rovine si impongono agli occhi del visitatore soprattutto per le imponenti opere di difesa. Non bisogna comunque dimenticare che il castello, oltre che ad essere una agguerrita piazzaforte, era pure un centro feudale e amministrativo dove risiedevano i signori della Mesolcina. La storia non nomina il primo proprietario del castello. A partire dal XII secolo e forse anche prima, la rocca apparteneva ai baroni Sacco, imparentati con gli Udalrichinger, i vecchi conti della Rezia superiore, e probabilmente anche con i Torre, signori della Valle di Blenio. L'ascesa al potere dei signori Sacco fu favorita forse da Federico Barbarossa per il quale si erano schierati nella seconda metà del XII secolo. Nel corso del XIII secolo i Sacco riuscirono a porre sotto la loro signoria l'intera valle. I signori locali vennero via via allontanati o assoggettati e il Castello di Mesocco assurse a centro residenziale dei Sacco nella Mesolcina. Altri rami collaterali dei Sacco si stabilirono fino al 1500 circa in altre rocche della valle: a Norantola, nella Torre Fiorenzana a Grono, a S.Maria di Calanca e nel castello sopra S. Vittore. Col pretesto di proteggere la nuova colonia vallesana nel Rheinwald i Sacco attaccarono nel XIII secolo le terre oltre il S.Bemardino conquistando nuove regioni e restando coinvolti nelle faide che dilaniavano le famiglie nobili della Rezia. Ulrico II fondò nella Valle del Reno presso S.Gallo la dinastia degli Hohen­sax e verso il 1380 i signori Sacco della Mesolcina entrarono in possesso dell'eredità dei baroni di Belmont che avevano i loro possedimenti nella Rezia superiore tra Flims e Ilanz.


Con Alberto Sacco la famiglia raggiunse tra il XIV e il XV secolo il suo apogeo. Approfittando dei disordini che sconvolgevano il ducato di Milano, Alberto si impadronì dei territori di Bellinzona, del Blenio e di Monte Dongo ma non riuscì a conservare a lungo queste nuove conquiste. Un decreto imperiale concesse in quell'epoca alla famiglia Sacco il titolo di conte. Con la morte di Alberto, avvenuta in circostanze misteriose nel 1406 a quanto pare in seguito ad un attentato, le sorti della casa Sacco incominciarono a declinare. La Mesolcina venne a trovarsi sempre più al centro delle tensioni tra il ducato di Milano, le città della Confederazione e della Lega Grigia. Nel XV secolo il Castello di Mesocco ospitava ancora una corte principesca anche se il potere dei conti Sacco veniva sempre più minacciato dalle pressioni esterne, soprattutto dai Confederati, da Milano e dal crescente malumore della popolazione valligiana sobillata dagli esponenti della Lega Grigia. Nel 1458 i conti Sacco stipularono un patto col convento di Disentis col quale si impegnavano a lasciare libero accesso al Castello di Mesocco agli esponenti del convento e di conseguenza anche a quelli della Lega Grigia.


Per evitare il crollo del loro feudo nella seconda metà del XV secolo i conti Sacco si allearono a Milano. Tale unione acuì maggiormente il malcontento dei sudditi per cui nella guerra di Giornico del 1479 il conte Giovanni Pietro passò dalla parte dei Confederati e dei Grigionesi. Un colpo di mano intrapreso dalle truppe di Milano al fine di occupare per motivi precauzionali il Castello di Mesocco venne sventato dalla Lega Grigia che insediò una guarnigione nella rocca. Il conte Giovanni Pietro, vedendo che i suoi domini erano diventati il pomo della discordia tra Milano, i Grigionesi e i Confederati, si decise a vendere le sue proprietà. Per non provocare la reazione dei Confederati, Milano si ritirò dall'affare e contemporaneamente incaricò il condottiero Gian Giacomo Trivulzio di interessarsi all'acquisto. Questi riuscì col trattato del 1480 ad accaparrarsi il dominio della Mesolcina compreso il Castello di Mesocco. La vendita scatenò nella valle gravi agitazioni che si protrassero per molti anni. Gli abitanti rifiutarono di sottomettersi al nuovo signore e fra il conte Pietro Sacco e la famiglia Trivulzio scoppiò una lunga controversia per la corresponsione della somma pattuita per l'acquisto, alla quale erano interessati anche i rami collaterali della famiglia Sacco, che pretendevano un indennizzo. Un arbitrato confederato giunse nel 1481 a una composizione della vertenza. Il malcontento della popolazione si placò solo nel 1483 dopo che Trivulzio promise di rispettare i diritti dei sudditi e di lasciar aperto il castello ai Grigionesi.


L'instabilità nei rapporti di forze, la vicinanza delle forze grigionesi sempre pronte a un confronto armato e il raffreddamento dei rapporti tra Trivulzio e il duca di Milano costrinsero il nuovo signore della Mesolcina a trasformare il Castello di Mesocco in una fortezza inespugnabile. Tra il 1480 e il 1490 gli ingegneri italiani eressero quella cerchia di mura poderose e quelle possenti torri di difesa che ancor oggi suscitano la nostra meraviglia. Al fine di evitare le difficoltà in campo politico, nel 1496 Trivulzio entrò a far parte della Lega Grigia e si dichiarò disposto a rifornire i suoi due castelli di Mesocco e di Roveredo di armi, truppe e vettovaglie e di lasciarli aperti ai Grigionesi in caso di guerra. Nella guerra di Svevia del 1499 e nelle successive campagne militari le forze della Lega Grigia impiegarono spesso i pezzi di artiglieria del Castello di Mesocco.


La fine del superbo castello fu del tutto ingloriosa. Nel 1526 le Tre Leghe decisero di radere al suolo il Castello di Mesocco dopo le spiacevoli esperienze fatte col signore di Musso e il suo castello sul Lago di Como. La decisione venne portata a termine malgrado le esitazioni dei Confederati. Da allora il castello è una rovina. L'amministrazione del territorio venne trasferita nel palazzo Trivulzio a Roveredo. Nel 1549 gli abitanti della Mesolcina ottennero la loro indipendenza dai Trivulzio e nel 1551 entrarono a far parte della Lega Grigia.


1 Accesso principale 2 Mura con torri per bocche da fuoco
3
Rocca centrale 4 Chiesa di S. Carpoforo 5 Edifici attinenti




x SITO FONDAZIONE DEL CASTELLO DI MESOCCO
x ALBUM FOTO CASTELLO DI MESOCCO

venerdì 26 febbraio 2010

Jihad contro la Svizzera!?

Dal leader libico Muammar Gheddafi minacce alla Svizzera. "Se la Svizzera fosse stato un nostro Paese confinante le avremmo dichiarato guerra", ma l'esperto afferma che il leader non è legittimato a tale richiamo

TRIPOLI - Il leader libico Muammar Gheddafi ha fatto appello alla jihad (guerra santa)
contro la Svizzera per la votazione contro la costruzione di minareti approvato dal popolo a fine novembre.

"È contro la Svizzera miscredente e apostata che distrugge le case d'Allah che la jihad dev'essere proclamata con tutti i mezzi", ha affermato il colonnello in un discorso a Benghazi, nell'ovest della Libia, in occasione della festa del Mawlid che commemora la nascita del profeta Maometto che ricorre domani.

Per Gheddafi "la jihad contro la Svizzera, contro il sionismo, contro l'aggressione estera (...) non è terrorismo". "Ogni musulmano, dovunque nel mondo, che tratta con la Svizzera è un infedele... (ed è) contro l'islam, contro Maometto, contro Dio, contro il Corano", ha aggiunto il leader libico, citato dall'AFP, davanti a migliaia di persone.

Se Svizzera fosse confinante - "Se la Svizzera fosse stato un nostro Paese confinante le avremmo dichiarato guerra", ha detto Gheddafi, stando a quanto riferisce l'agenzia di stampa ufficiale libica ma una forma di jihad". Rivolgendosi al Comando popolare islamico internazionale, da lui stesso presieduto, ne ha ammonito i membri, diffidandoli dal "trattare con la Svizzera o con coloro che raffigurano in modo orrendo le immagini del Profeta".

"Se comprate le sue (della Svizzera, ndr.) merci e date il benvenuto ai suoi turisti, ai suoi aerei e alle sue navi o accogliete le sue ambasciate non siete musulmani", ha detto ancora Gheddafi, esortando "tutti i musulmani a boicottare gli svizzeri". "Bisogna che i musulmani si mobilitino in tutti i Paesi del mondo islamico - ha concluso - per non far atterrare aerei svizzeri, per non far attraccare navi e per non far arrivare prodotti nelle loro terre".

Nessuna legittimazione - Il colonnello Gheddafi non è legittimato dal punto di vista religioso a lanciaren appelli alla guerra santa (jihad): è quanto ritiene il direttore del Centro ginevrino di ricerca sul mondo arabo e mediterraneo, Hasni Abidi, raggiunto dall'ATS. Inoltre, le parole del dirigente libico - ha aggiunto - non godono di credito nel mondo musulmano.

Secondo l'esperto, non vi è da temere che l'appello del colonnello venga ascoltato dai movimenti islamici. La Libia è a fianco degli Americani nel combattere organizzazioni quali al Qaida, e ha molto da temere da esse, secondo Abidi. La parole di Gheddafi intervengono in un contesto bilaterale, rileva ancora, e per la jihad, occorrono nel altre condizioni. ats/tio.ch

Non ho parole.. ho fatto un disegno..


giovedì 25 febbraio 2010

Ma Basta! Forza Viola!

Andrea Della Valle: "Quello che ho visto ieri sera è scandaloso: credevo dopo Monaco di aver visto tutto, invece non è così. Il rigore su Montolivo era troppo netto. Una presa di posizione a questo punto è doverosa: è stata toccata la dignità nostra, della squadra, della città. Io sono arrabbiato, indignato, come lo è mio fratello Diego. Ieri il nostro dominio è stato assoluto e meritavamo di vincere. Non pretendo risposte, ma mi chiedo come si fa a designare Rosetti in una gara così, considerati i precedenti che ha con noi... Non può essere la regola del vantaggio, l’arbitro ha detto a Riccardo di rialzarsi. E quella di Keirrison non era assolutamente una chiara occasione da gol. Se ci sono arbitri non sereni ad arbitrare la Fiorentina, come poteva essere lui, credo si potesse evitare la designazione. Tutti hanno visto il rigore. Quattro anno di qualificazioni Champions, quest’anno credo sia sfumata definitivamente, dopo ieri sera. Tornare il quinto anno in Champions, o quantomeno lottare per il quarto posto, poteva dar fastidio a qualcuno? Ora dobbiamo puntare altri traguardi. Ripeto non voglio spiegazioni, anche perchè so che non le avrò. Voglio capire cosa ha fatto di male la Fiorentina. Volevo solo ricordare che la società è qui, che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. La città è arrabbiata, nonostante tutto ha mantenuto nervi saldi e mostrato grande civiltà. Anche perché così si fa fatica a restare sereni. Ribadisco, siamo qui e siamo molto attenti. A Collina non vorrei chiedere tanto della designazione di ieri, quanto piuttosto mi sarei aspettato un suo commento dopo Monaco, visto che lui è nella commissione arbitrale della Uefa. Non voglio esaltare i ragazzi, ma caricarli, perché una gara come quella di ieri può distruggerti psicologicamente. Abbiamo fatto una grande partita, la squadra ha grande qualità. La rabbia deve essere riversata in campo. Chiedo solo di mandarci arbitri sereni, è l’unica cosa che chiedo. Non devono arrivare persone condizionate psicologicamente. Vogliamo difendere a tutti i costi la dignità di questa città".
Video conferenza stampa Andrea Della Valle

Diego Della Valle dopo Fiorentina-Milan: "La scelta del silenzio stampa? Altrimenti bisognava dire cose spiacevoli e non lo vogliamo fare. Ci sono state cose talmente eclatanti che non serve fomentare gli animi. Nelle sedi opportune in un modo corretto e limpido ci faremo sentire. Ormai la gara è finita, meritavamo la vittoria. Adesso pensiamo a vincere sabato: occorre mantenere nervi saldi, trasformare in determinazione la rabbia, anche i tifosi che sono amareggiati devono rimanere calmi. Adesso chi deve decidere certe cose deve farlo per bene, non vogliamo entrare a gamba tesa. Se uno tocca la squadra poi ci siamo noi. Ho detto ai ragazzi di andare a mangiare una bella bistecca, di essere orgogliosi dopo una grande partita".
Video conferenza Stampa Diego Della Valle


Video "Risveglio amaro" Titoli dei giornali


Affinché i Pedofili non Lavorino più con Fanciulli!

Nuova Iniziativa Popolare Federale CONTRARIAMENTE ALLA CREDENZA POPOLARE Attualmente, secondo la legge, una persona che abusa dei bambini (se ha scontato la sua pena) è libera di esercitare un’attività professionale o di volontariato con dei minori. L’insegnante, l’allenatore sportivo, l’educatore, l’accompagnatore delle colonie delle vacanze dovrebbero rappresentare un’autorità e costituire un esempio... La maggior parte di queste persone sono degne della nostra fiducia. Tuttavia sappiamo che chi è attirato sessualmente dai bambini andrà dove potrà soddisfare le sue pulsioni. Un pedofilo essendo stato condannato per abuso sessuale su un bambino non dovrebbe avere la possibilità di reintegrarsi in un contesto dove può di nuovo abusare sui minori.

UN TESTO CHIARO E INCONTESTABILE
Art. 123c (nuovo) Misura conseguente ai reati sessuali commessi su fanciulli o su persone inette a resistere o incapaci di discernimento.
Chi è condannato per aver leso l’integrità sessuale di un fanciullo o di una persona dipendente è definitivamente privato del diritto di esercitare un’attività professionale od onorifica a contatto con minorenni o persone dipendenti.


Scarica i formulari di raccolta firme da marche-blanche.ch e se puoi iscriviti come volontario per le raccolte firme che si terranno il 29 maggio 2010 e il 5 giugno 2010 in tutta la Svizzera.

Ringrazio magna helvetia per questo post e per aderire a questa iniziativa!
http://www.marche-blanche.ch/

E dopo la Stinca..



Fatto bene.. bello!

sabato 20 febbraio 2010

Ultima Cena.. un Po di Allegria Dai..


Dopo le ultime parole di NaziRatzinger

«
Non si dica più - ha ammonito
“ha mentito, è umano; ha rubato, è umano”
».
«Questo - ha avvertito - non è il vero essere umani.


mi sembra il caso di parlare un po anch io di religione..




hahaha "deviii moriiirreeee" son morto io lol

giovedì 18 febbraio 2010

Terrario Gechi

Il nuovo terrario per i gechi [geco diurno del madagascar - Phelsuma], dopo l esperienza del primo vediamo questo come va.. adesso ci vuole un po di tempo prima di mettere le bestie per controllare clima.. temperatura.. umidità.. piante.. ecc :) vedremo nelle prossime due/tre settimane.

Clicca per vedere tutto l album











mercoledì 17 febbraio 2010

CrociSamba


E da noi il Crocifisso lo tolgono dalle Scuole..

domenica 14 febbraio 2010

LiBertY ValEntiNe DaY



Importante é volersi bene :)
Auguri a tutti

giovedì 11 febbraio 2010

mercoledì 10 febbraio 2010

Restando in Tema..


Un bel carnevale anche questa storia..

martedì 9 febbraio 2010

Finito Anche Quest Anno!




MiTiChElEsIsTeRsPeRlEfOtOgRaZiE!8)

Per ridurre il mattone delle assenze

Preso dalla Regione Ticino di oggi
Edilizia, ogni anno 88 mila ore perse per malattie e infortuni.
Detta cosi.. 88mila ore é tantissimo!! oppure no? mmm
Gli impresari chiedono la collaborazione dei medici
Dei medici? Dottori? Cosa vuol dire Oo ? In che modo?

«Quando si è ammalati o infortunati è giusto stare a casa». Ma dei congedi malattia «non bisogna abusare». Né tanto meno i medici devono essere più generosi del dovuto nel firmare certificati. Gli impresari costruttori ticinesi vogliono ridurre il numero di giorni d’assenza dei propri dipendenti e per farlo chiedono la collaborazione di dottori e sindacati. «Non sono molti i dipendenti che approfittano di una malattia o di un infortunio, ma ci sono» rileva il direttore della Società impresari costruttori ticinese (Ssic) Edo Bobbià. Grandissimo Edo ti stimo! L’organizzazione di categoria ha fatto i suoi conti e, con un indagine presso i propri associati, ha recentemente scoperto che i 7’450 impiegati che lavorano sui cantieri ticinesi accumulano ogni anno 88 mila giorni di assenze, vabbhe ore non giorni ma bom.. causando “quasi 30 milioni di costi vivi” e oltre 85 milioni di mancata produzione. 85 milioni oppure 85 meno i quasi 30 dei costi vivi quindi 55 milioni di mancata produzione? mha.. Una media di 11,8 giorni lontani dal lavoro all’anno per ogni dipendente ok facciamo 12 và.. su 365 giorni é il 3.2%.. sembra gia meno impressionante come numero vero? che, tenendo conto delle indennità giornaliere versate anche per il sabato e la domenica, salgono a 16,5. Quante imprese lavorano al sabato e domenica? Cifre solo leggermente superiori ai dati svizzeri, che tuttavia in tempo di crisi preoccupano non poco gli impresari, i quali vorrebbero vederli diminuire. Come? Intanto chiedendo all’Ordine dei medici del canton Ticino (Omct) di sensibilizzare i propri associati alla necessità di contenere l’assenza dal posto di lavoro. Ecco certo il sistema dell imprenditore é chiaro.. Ma non solo: «Abbiamo capito che gli impresari commettono errori nella gestione delle assenze», rileva Bobbià. Ad esempio si disinteressano della malattia non della malattia come stiamo leggendo ma bensì del malato dei propri salariati. E invece basterebbe una telefonata, «apprezzata da chi sta veramente male» e utile a far guarire più in fretta «chi non lo è davvero». Un modo per tenere il fiato sul collo dei furbi? «», conferma. Si conferma.. conferma che l interessamento non é proprio proprio per il malato ma per lo stipendiato.. occhio alle parole.. Se ad alzare la media sono le assenze prolungate, a preoccupare gli impresari sono però quelle «di breve durata, magari durante i periodi della caccia e della vendemmia», afferma il direttore della Ssic. Quindi di base sento un minimo preconcetto verso chi ha la sfiga di ammalarsi in settembre.. invece che dirlo non sarebbe il caso di controllare gli stipendiati e non dare a tutti dei possibili ladri? Dall’indagine emerge anche che «i nomi dei lavoratori assenti si ripetono spesso. C’è chi al minimo problema sta a casa due o tre giorni. Ricordo come se ci fosse bisogno e senza voler giustificare nessuno che tutti siamo diversi.. Costoro devono rendersi conto che, piaccia o non piaccia, anche l’edilizia e il genio civile ticinese devono produrre se vogliono rimanere in corsa negli appalti». Olla! appalti e qui il discorso é lungo ma é ridicolo che gl imprenditori se la prendano con gl operai se non sono piu in corsa per gl appalti! E per farlo serve la manodopera. ..e molte altre cose «In collaborazione con le nostre ditte abbiamo verificato alcuni casi molto sospetti – prosegue Bobbià vaii pobbia dicci!Su di una massa di 7’400 lavoratori c’è sicuramente uno zoccolo duro che, in un modo o in un altro, cerca di approfittarne». Quanti sono? Dicci pobbia dicci «Difficile a dirsi, perché le situazioni non sono chiare». Ma piu o meno pobbia dai avete statistiche perfette per tutto.. Certo, ma sono la metà o molti meno? «Meno, sul 10 per cento». A ecco era cosi difficile.. I più indisciplinati sarebbero i ticinesi e i domiciliati: «I lavoratori frontalieri, ovvero la maggior parte della manodopera impiegata sui cantieri a sud delle Alpi, sono invece molto fedeli al proprio posto di lavoro e se ne stanno a casa solo se sono davvero ammalati», uhm un attimo potrebbe voler dire e faccio allusioni come il gia mi ti co pobbia che vengono a lavorare anche leggermente ammalati? rileva il direttore della Ssic. Manca dunque la fidelizzazione dei lavoratori indigeni da parte delle aziende... «No Si caro ve la siete giocata molti anni fa basta negarlo! E lo straniero mi chiedo ha la fidelizzazione (che bella parola la uso un po come voglio anch io) al salario oppure alla vostra azienda?risponde Bobbià –, le imprese di costruzioni, differentemente dall’industria, cercano sempre di fidelizzare il proprio personale, perché nell’edilizia è indispensabile il lavoro di squadra, ecco perché il ticinese si sente solo il che presuppone che l’équipe venga cambiata il meno possibile». L’indagine belissima ha pure rilevato come quasi il 90 per cento dei lavoratori rientra sul cantiere di lunedì, «percependo così le indennità anche di sabato e di domenica», spiegano dalla Ssic. Colpa di dottori particolarmente “generosi” nell’estendere i certificati (necessari dal terzo giorno d’assenza)? fateli rientrare al martedi cosi almeno questa scusa non cé piu «È sicuramente in parte vero che le persone rientrano sul posto di lavoro il primo giorno della settimana, ma è anche in parte vero che le imprese di costruzione hanno oggettivamente dei limiti nel dare la possibilità ad un proprio dipendente di lavorare a tempo parziale fin quando non si sia ripreso completamente» afferma Franco Denti, presidente dell’Omct. «Inoltre un certificato compiacente è stilato sempre per eccessiva benevolenza nel confronti del paziente, senza per questo dimenticare la dovuta diligenza professionale e tenendo in considerazioni anche eventuali implicazioni personali del malato». Ogni lavoratore si rende conto che se non fosse per i Medici questi imprenditori ci porterebbero a delle condizioni di lavoro disumane e se un medico é piu "clemente" é perché ne vede di decisioni imprenditoriali sociali e mirate che qui non vengono nemmeno accennate Durante i due incontri avuti con la Ssic – riferisce Denti – il vertice dell’Ordine dei medici ha segnalato al padronato una serie di misure da adottare, ricordando la possibilità di fare capo alla Commissione deontologica in caso di certificati sospetti, invitando a sottoscrivere piani assicurativi che prevedano un medico di fiducia ticinese a cui sottoporre i casi dei propri dipendenti e spiegando l’importanza di migliorare la comunicazione fra impresa e medico curante. Migliorare certo.. siete sicuri cari imprenditori che questo venga a vostro vantaggio? «Seguendo quanto abbiamo proposto ritengo che i giorni d’assenza possano essere ridotti di un paio di punti percentuali», rileva Denti. Non di più però, «perché le cifre emerse dallo studio sono già buone». Altro problema emerso durante i colloqui è la difficoltà di dialogo con i medici italiani, i quali – stando al comunicato stampa congiunto di Ssic e Omct – “conoscono solo
superficialmente la nostra realtà assicurativa”. Ai sindacati gli impresari chiedono poi di sensibilizzare i lavoratori sul fatto che «le assenze, specialmente quelle improvvise, mettono in difficoltà i colleghi di lavoro», rileva Bobbià. «Speriamo che il nostro messaggio non sia frainteso – prosegue il direttore della Ssic –. Non si vuole mettere sulla graticola nessuno, tanto più che a nessuno fa piacere ammalarsi o infortunarsi». Siamo al punto che ogni tanto ti fa piacere anche cadere dalla bicicletta Certo, ma i ritmi di lavoro più sostenuti possono favorire le assenze. Non ci sono dunque anche delle responsabilità da parte dei datori di lavoro? «È vero, i ritmi sono più frenetici di una volta, ma le attività di cantiere sono diventate pure meno pesanti di un tempo grazie alla meccanizzazione». Un altro bellissimo articolo pieno di insinuazioni, dati e percentuali.. si mangia sempre la solita minestra..

lunedì 8 febbraio 2010

venerdì 5 febbraio 2010

Immersive Media

Mi hanno mandato un video registrato sott acqua e l email diciuueva.. va che storia puoi girare a 360 gradi.. non ho capito bene fino a quando non ho provato.. assurdo e sono andato a vedere come fanno.. sul sito cé tutto, spiegazioni, soft ecc.. se interessa date un occhiata (non ho visto il prezzo dell ambaradan..) comunquemente veramente bello ne cominceranno a girare molti! Per poterlo fare.. grandi linee bisogna avere questa telecamera e qualche soft oltre che le varie license ecc immagino^^

Prendo un video a caso dall elenco del sito che é: www.immersivemedia.com

Tenete premuto il tasto del mouse e provate a muovere
Potete farlo mentre é in "play" oppure mettere in pausa e girare..
vabbhe provate :)



Assurdo é! :)